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Assemblaggio: le regole
fondamentali
Di Fulvio Chiappetta
Con questo breve ma denso articolo inauguriamo
la rubrica che mensilmente dedicheremo al
principiante (chiediamo anticipatamente scusa
se, eminentemente per motivi di spazio, potremo
talvolta venir meno all’impegno assunto). La
trattazione dei vari argomenti che passeremo in
rassegna, per specificità di competenza, verrà,
di volta in volta, affidata a collaboratori
diversi
Premessa
È stata per noi incredibilmente complessa la
scelta dell’argomento di apertura di quello che
ci auguriamo diventi un appuntamento
sostanzialmente mensile, al quale nessuno dei
nostri lettori vorrà mancare: spieghiamo
sinteticamente il motivo di tale difficoltà. Ben
sappiamo che il primo articolo dedicato a una
rubrica, agli occhi dei lettori, è determinante
poiché in qualche modo ne indica la
impostazione: dare un indirizzo ben preciso a
ciò che si inizia è davvero semplice, mentre
cambiare il tiro, sia pure per migliorarlo,
avendo già giocato le prime manche, è più
complesso e spesso difficilmente accettato dal
pubblico.
Vediamo dunque come abbiamo pensato di
organizzarci: l’argomento trattato di volta in
volta deve essere di base, ma l’esposizione, pur
indubbiamente semplice, deve comunque suscitare,
grazie a piccoli suggerimenti indirizzati ai più
esperti, la curiosità prima e l’interesse poi
anche di questi ultimi. In altre parole una
esposizione rivolta ai principianti ma che non
deve essere disdegnata dalla rimanente, e
probabilmente più sostanziosa, parte della
nostra platea: il tutto è assai semplice a
dirsi, ma sicuramente non altrettanto a farsi;
aggiungiamo anche che l’impegno che ci assumiamo
con l’istituzione di questa rubrica è tutt’altro
che leggero e pertanto, oltre alle critiche
(sempre comunque utili), ci faranno molto
piacere anche gli eventuali incoraggiamenti e
soprattutto saranno estremamente ben accetti i
vostri suggerimenti inerenti gli argomenti da
trattare.
Dunque, volendo ricapitolare quanto detto in
questo preambolo, cercheremo di impostare la
rubrica di modo che rivesta un interesse
assolutamente generale.
A questo punto non ci resta che iniziare davvero
e, poiché siamo appassionati del nostro lavoro,
ci auguriamo che vorrete seguirci con lo stesso
entusiasmo con il quale ci apprestiamo a
scrivere le note che seguono.

Fig.1:
Assumiamo, quale punto di partenza per il nostro
discorso, il semplicissimo schema di un
tradizionale alimentatore nella sua forma
essenziale, comprendente il trasformatore, il
ponte raddrizzatore e infine il condensatore di
filtro. Quello qui illustrato è il così detto
schema elettrico; assai spesso viene indicato
con la dizione “schema pratico” un disegno che
illustra i componenti nella loro fisicità,
pertanto non attraverso i simboli, e mette in
evidenza le connessioni tra essi. In buona parte
gli schemi che seguiranno sono da considerare a
tutti gli effetti dei veri e propri schemi
pratici, ma in essi, a differenza di quanto si
fa di solito, i vari componenti continuano a
essere rappresentati dai simboli adottati nel
disegno dei circuiti e ciò nell’ottica di
mantenere contenute le dimensioni delle immagini
senza comprometterne la leggibilità.
In “B” abbiamo ridisegnato il circuito riportato
in “A”: è evidente che si tratta del medesimo
schema e che assolutamente nulla è cambiato. Il
passaggio da “A” a “B” è stato operato, in
quanto evidenzia meglio la sezione destra
dell’insieme, quella sulla quale intendiamo
concentrare la nostra attenzione. Per la massima
chiarezza tale parte è riportata in “C”. |