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 Oggetto del messaggio: Così cominciai ad appassionarmi (2a parte)
MessaggioInviato: ven ago 31, 2007 9:17 am 
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Chi ha letto il mio primo scritto,avrà trovato quantomeno strano ciò che ho raccontato e l'avra trovato sopratutto abbastanza fuori tema .
Come ho detto,anche da bambino ero in grado di apprezzare una buona
riproduzione del suono, con questo (come poi dimostrato da ciò che ho
raccontato dopo) non voglio dire che sapessi cosa fosse l'alta fedeltà.
Penso però che pure essendo all'epoca (logicamente) digiuno di hi-fi non
avevo problemi a capire che il Juke-box dava sicuramente una riproduzione sonora assai più ricca e dettagliata rispetto a quello che la mia famiglia (non essendoci appassionati di hi-fi) aveva in casa all'epoca.
Diciamo che questo fù lo stato embrionale di quello che si sarebbe poi passo x passo evoluto nella mia attuale passione per l' elettroacustica hi-fi...
Così come la vita ,anche qualunque passione inizia dal suo concepimento.
Ma adesso riprendiamo il racconto da dove era stato interrotto:
Durante il periodo delle casse acustiche "a membro di segugio" che collegavo al portatile Grundig all' inizio non sapevo neanche cosa fosse un saldatore a stagno (il primo me lo regalò un riparatore amico di famiglia) e facevo tenere insieme i collegamenti eseguendo allucinanti nodi elettrici.
Quanto ai mobili di quei deplorevoli diffusori, il primo fù addirittura una
scatola per le scarpe riempita di lana grezza pressata all'interno (una vera
e propria sospensione pneumatica il cui vero scopo era però di impedire al cartone di vibrare per conto suo),sigillata con nastro per pacchi e poi rivestita (perchè ci tenevo ad una bella estetica) con una simil-radica autoadesiva.
Alla scatola per scarpe,seguirono altri involucri improbabili come fustini del
detersivo (prima cilindrici e poi rettangolari) fino a che approdai (grazie ad
una cassetta che aveva contenuto una bottiglia di liquore) al primo mobile non più di cartone ma di legno.
Sucessivamente,capitando a sfogliare alcuni volumi rilegati di riviste anni '60 e '70 (tipo Quattro cose illustrate ed altre) del padre di un mio compagno di scuola (il quale tra l'altro aveva studiato con la scuola Radio Elettra) vidi alcuni progetti di casse acustiche e cominciai subito a costruire un diffusore (ascoltavo ancora in mono) ispirandomi alle indicazioni riportate e per la prima volta andai con i piani di taglio a comprare il legno truciolare (spessore 1,5cm) necessario .
Questo diffusore,per la prima volta di tipo Bass-Reflex (ma senza tubo d'accordo) usava due largabanda elittici quasi identici (uno prelevato da un vecchio televisore GBC e l'altro regalatomi dall'amico riparatore) di buone dimensioni,collegati in parallelo,aventi ciascuno impedenza di 8 ohm e coadiuvati dal solito altoparlante per radio tascabile usato come tweeter (poi sostituito da un tweeter vero) da 4 ohm e filtrato tramite un'elettrolitico non polarizzato da 4,7 mF.
Questo diffusore,aveva dimensioni esterne di circa 20x30x40cm,le pareti interne erano rivestite con spugna per cuscini (schiuma poliuretanica) la porta reflex era ricavata sul davanti tramite una fessura lasciata libera dal pannello frontale (i due "woofers" erano uno affacciato sul davanti e l'altro sul lato inferiore) ed era dotato di quattro "gambe" che lo sollevavano di circa 30 cm ed insieme al mobile messo in orizzontale lo facevano somigliare vagamente ad un comodino anni '60,gli altoparlanti erano fissati dall' interno (la dima per realizzare i fori con precisione l'avevo ottenuta "dipingendo" (mi pare a tempera) la flangia di uno dei
"woofers" per poi stamparne l' impronta direttamente su ciascun asse da forare).
Il pannello frontale era asportabile,gli altoparlanti erano protetti da urti e
curiosi tramite rete metallica tipo zanzariera ed il frontale era ricoperto
con stoffa elastica per maglie dolcevita messa in tensione (questa stoffa la
uso ancora oggi perchè è meglio della classica tela acustica).
Sucessivamente,l'iniziale altoparlantino da radiolina fù sostituito da un vero tweeter e (su consiglio dell'amico riparatore) fù aggiunto un' induttore in serie ai due elittici .
La finitura di questo diffusore era rappresentata dal solito simil-radica
autoadesivo.
Questo diffusore,nonostante fosse ancora stato concepito "a membro di segugio"per i miei gusti acerbi dell'epoca aveva un bel suono,dei bassi abbastanza potenti anche se non credo smorzatissimi (i woofer avevano magneti un tantino piccolini) ma quello che contava era che questi benedetti bassi ci fossero (anche se poi scoprii che lo stadio finale del portatile Grundig con cui lo pilotavo non scendeva sotto 80 Hz) e comunque questo diffusore mi accompagnò fino al natale 1982 quando ebbi in regalo il mio primo impianto stereo.
Questo primo impianto stereo, purtroppo non era ancora propriamente un sistema hi-fi ma bensì un compatto della Sharp(mod.SG160H),la radio era la sua sorgente migliore,poi aveva un giradischi con trazione a puleggia ed un atroce aratro piezoelettrico come fonorivelatore per finire con un registratore a cassetta privo di Dolby,con livello di registrazione
automatico (che si faceva molto sentire) ed in grado di registrare solo nastri Iec I.
Chi ha posseduto compatti economici come era il mio,(la mia famiglia non navigava nell'oro)sa che il giradischi era sempre dotato di un fonorivelatore piezzoelettrico (detto anche ceramico).
I più fortunati fra i possessori di compatti economici erano quelli che avevano un Philips (o derivati) perchè il giradischi montava un fonorivelatore che pur essendo sempre del tipo piezoelettrico aveva però la capacità di farti sentire della musica invece che gracchiare ed un mio amico era fra questi fortunati così potei annotarmi la sigla (mi pare PL 215) della testina e cercarne una uguale per il mio Sharp.
La testina Philips in questione era in realtà formata da due pezzi; un primo pezzo era una contattiera a slitta che andava fissata al portatestina del braccio (tramite due viti o bulloncini) e dalla quale poi partivano i fili del segnale.
Il secondo pezzo si inseriva nel primo a slitta ed era la testina vera e propria.
Sostituire l'originale aratro con la testina Philips non fu affatto operazione semplice,per poterlo fare (causa maggiore ingombro) dovetti sostituire anche il portatestina originale e procedetti nel seguente modo :
Il mio amico riparatore mi procurò un portatestina di quelli estraibili tipici dei giradischi Lenco; come molti sapranno questi portatestina erano dotati di un connettore rapido che li raccordava con il braccio.
Con l'ausilio di una punta da metallo per trapano,feci saltare via il connettore e così liberai il passaggio per i cavi del braccio e poi (dopo aver fissato la slitta della PL 215) bloccai "la nuova conchiglia" al braccio mediante colla cianoacrilica (Attak,esisteva da poco) ma ancora non finiva li ! Il nuovo shell (portatestina) era metallico e ciò lo rendeva assai più pesante di quello originale che era in plastica,quindi,per non spanare puntina e dischi era necessario aumentare enormemente il contrappeso e questo lo feci fissando in modo macchiavellico molti piombini per salumi al contrappeso originale (che non era regolabile).
Anche se non avevo ancora ottenuto l'alta fedeltà,dopo tanto penare ero riuscito ad ottenere dalla lettura dei dischi una qualità di ascolto che almeno non mi provocava i crampi allo scroto dopo cinque minuti.
La modifica che vi ho descritto risale al 1984 e fù la più importante subita dal compatto Sharp .
Nel 1986 feci un grande passo; mi feci (nel senso che comprai) il mio primo lettore di Compact Disc....ma per poterlo ascoltare dovevo trovare il modo di collegarlo al compatto Sharp.
Il compatto in questione,aveva ingressi per due microfoni dinamici (uno per canale) e non volendo fare subito altre modifiche,il solo modo per collegare il lettore cd sarebbe stato quello di costruire un'adattatore molto attenuatore e sfruttare detti ingressi microfonici...
....mi rendo conto che vi sto facendo venire la diarrea....
Quando raccontai al negoziante che mi aveva venduto il lettore cd (un Philips CD 10) a che tipo di impianto e come lo avevo collegato egli inorridì...a proposito di negozianti ve le ricodate le storielle che molti di essi raccontavano a chi voleva inserire un CDP nel suo sistema ?
"Il compact disc richiede amplificatore e casse con 90 dB di dinamica,le apparecchiature che avete hanno solo 70 dB di dinamica,per un po potete anche continuare a usarle ma se volete veramente sfruttare a fondo il CD dovete cambiarle"
La storia della dinamica tecnicamente è credibile ma io non credo che esistano registrazioni musicali (neanche le più esplosive) che sfuttano a fondo le possibilità tecniche dei mezzi digitali e voi ?
Sucessivamente dotai lo Sharp di ingresso per il lettore cd agendo in questo modo :
Chi ha avuto a che fare con i fonorivelatori piezoelettrici sa che essi (contrariamente a quelli magnetodinamici usati in Hi-Fi) non richiedono lo stadio r.i.a.a. ma invece vengono collegati ad un comune ingresso linea perchè forniscono un segnale che ha il livello di uscita simile proprio a quello di un lettore cd ed una risposta in frequenza che è quasi simile ad una r.i.a.a. decodificata così per ottenere l' ingresso di cui avevo bisogno mi bastò interrompere il cavetto che portava il segnale del giradischi
e mettere un deviatore a levetta per scegliere fra il phono ed il nuovo ingresso .
La situazione rimase invariata fino al 1989 poi aquistai un amplificatore NAD 3225PE che inizialmente usai con le casse del compatto Sharp e circa queste casse c'è da dire che;
Montavano dei buoni largabanda ITT a cono sigolo da 10cm e 4ohm con lunga escursione,in cassa chiusa da circa 6 litri,erano di timbrica assai naturale e non avrebbero certo sfigurato in sistemi molto più raffinati del compatto che accompagnavano.
(il compatto Sharp dal 1989 finì in soffitta e lo scorso anno lo recuperai per demolirlo,le sue casse invece le possiedo ancora e le uso nei canali surround).
Un giorno,un mio amico che fa il demolitore di automobili,in cambio di un favore mi regalò il pianale di una Golf "Memphis" uscita da un tamponamento a catena (dal quale il proprietario era andato via in una bara) e su questo pianale era montata una coppia di grossi,truzzi ed efficientissimi elittici a tre vie Pioneer mod.TS 698.
Sapevo che questo tipo di altoparlanti per auto,in genere ha una sezione medio-alti che per compensare la posizione coricata (totalmente disassata rispetto a chi ascolta ed in più anche attutita dalla tappezzeria del tetto) anche se aiutata da lenti acustiche deve essere molto frizzante e ciò fa si che essa sia un bel pò piu efficiente del relativo woofer.
Questi altoparlanti,per suonare in modo abbastanza equilibrato dentro una casa acustica necessitano che questa non sia fatta del materiale abbastanza inerte che si usa di solito ma bensì che questa aiuti non poco il woofer a gareggiare con la sezione medio-alti.
Io avevo da tempo bisogno di un paio di casse adatte a sonorizzare il divertimento festaiolo ed intuii che per avere la "coadiuvazione" di cui il woofer necessitava la cassa non poteva essere inerte ma doveva letteralmente funzionare da radiatore passivo...
Memore delle esperienze fatte con le casse in cartone imbottito di lana, decisi in questa occasione di tornare all'antico e realizzai queste casse usando due fustini del detersivo
(quelli rettangolari) imbottiti all' interno con la vecchia lana grezza molto pressata e poi rivestiti esternamente con la canonica simil-radica autoadesiva (che in casi come questo contribuiva anche ad evitare coadiuvazioni sonore indesiderate cioè vibrazioni).
Posso dirvi che oltre a poter suonare molto forte,questi diffusori certo non potevano dirsi adatti a tutta la musica seria,però bisognava ascoltarli con generi come il blues-rock e sopratutto il coutry,era roba da orgasmo e vista la predilezione che dimostravano anche per le voci alla Elvis Presley decisi di chiamarle (e fù la prima volta che diedi un nome ad una mia creazione) proprio come si chiamava il modello di Golf da cui gli elittici provvenivano nonchè come la città di Elvis e cioè "Memphis".
Queste casse però un difetto ce l'avevano; quando suonavano un pò forte amavano andarsene allegramente a spasso (diciamo che suonavano e ballavano,quindi erano coreografiche) e questo era anche un pregio perchè le rendeva molto divertenti.

Progettare diffusori è facile se lo si fà "a membro di segugio",se invece vogliamo farlo in modo serio diventa difficilissimo e perchè succeda questo ora cercherò di spiegarlo (forse più a me stesso che a voi) :

Quando progetti un oggetto puramente elettronico (quale per esempio potrebbe essere un amplificatore),tu hai delle grandezze certe abbastanza che per poterle maneggiare hai bisogno solo di una calcolatrice,di alcune formule matematiche,di conoscere le caratteristiche dei componenti elettronici che userai,del tuo cervello e di qualcosa per prendere appunti.

Quando progetti seriamente un diffusore ,sia che si tratti di dimensionare la cassa acustica,sia che si tratti di progettare il cross-over,hai davanti a te dei problemi che potrai risolvere solo avendo a disposizione attrezzature molto professionali e costruendo vari prototipi su cui fare le dovute rilevazioni mirate a trovare il migliore equilibrio di parametri difficilmente prevedibili coi semplici calcoli e questo fa si che il più complesso degli amplificatori sia in realtà molto più semplice da progettare del più semplice fra i diffusori acustici indovinati.

Personalmente per fare un diffusore,preferisco andare sul sicuro rivolgendomi a progetti sviluppati da persone di provata autorevolezza, che abbiano non solo la bravura,ma anche la disponibilità di tutto ciò che ho precedentemente citato .

Riassumendo,secondo me progettare un buon amplificatore è alla portata di qualsiasi hobbysta che sappia davvero il fatto suo mentre progettare un buon diffusore invece praticamente non lo è .

Oddio quanto ho scritto !!

Per il momento mi fermo qui e prossimamente vi racconterò tutto il resto comprendendo anche i tempi attuali (se non vi ho annoiato troppo) e vi spiegerò anche perchè mi firmo "Vacumphile".

P.S.=Penso che persino i vari Bartolomeo Aloia,Diego Nardi,Fulvio Chiappetta e tutti gli altri non meno importanti di quelli che ho citato possano avere tempi macchiavellici (magari divertenti) da narrare giusto ?

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...qualcuno le ha chiesto di raccontarcelo?


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procond ha scritto:
...qualcuno le ha chiesto di raccontarcelo?



io l'ho letto....e ti posso garantire che le prove di casse in cartone le ho fatte pure io....
con una scatola adibita a contenere delle bottiglie di birra...ci avevo messo un altoparlante ovale e praticato 2 fori reflex(ovviamente a caso)....
il tutto era posizionato sotto un mobile e io lo facevo sembrare un sub(senza nessun filtro...ne passivo ne tantomeno elettronico)....alzavo a manetta il regolatore di toni bassi ed ecco fatto.....me ne compiacevo molto...anche se suonava da schifo

ho anche usato un vecchio woofer pioneer dentro un secchio della vernice...tutto sigillato con del pongo...questo a dir la verità i bassi li faceva anche

poi sono passato a dei coassiali majestic montati in casse di legno(da 0.5cm) riempite di polistirolo....

dopo queste prime prove ho messo internet...e ho iniziato a capire come andavano le cose...(prima ignoravo addirittura l'esistenza dei filtri passivi)...

ora(son passati 3-4 anni dalla cassa in cartone)credo di avere un po di esperienza...ho costruito qualche ampli(tra cui un aleph 30 di cui devo terminare la realizzazione in questo periodo)....ho costruito un paio di casse con 2woofer da 16cm e un tweeter piezo(lo so inorridite pure....ma erano pensate per la musica che ascoltavo fino a un po di tempo fa...)
adesso devo attendere di avere sufficenti soldi(sono uno studente di 19 anni) per realizzare un progetto di Sergio Canini

oserei dire che la passione era piu bella all'inizio delle mie esperienze...adesso ,certo ,ho piu consapevolezza....ma all'inizio c'era quasi piu magia nel realizzare le cose...montare una cassa in cartone in un'ora non ha prezzo
ora la dedizione a realizzare cose decentemente apprezzabili anche dal punto di vista estetico rallenta molto le cose.....ovviamente c'è anche molta piu "incertezza" sui progetti...bisogna considerare un sacco di cose...mentre prima bastava vedere qualcosa di nuovo...

ciao

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MessaggioInviato: gio set 06, 2007 6:47 pm 
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Iscritto il: mer ago 22, 2007 1:05 pm
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Non c'è da inorridirsi per un tweeter piezo, ne ho visti montati su casse simil esoterico da diverse migliaia di euri e, nessuno se ne lamentava (Top Audio 2 anni fà) ed era il solito classico motorola, in produzione da oltre una 20ina d'anni (o forse 30ina).
Le vostre esperienze credo siano comuni a molti appasionati/malati di Hifi e, mi consola sapere che non sono l'unico ad aver fatto cose del genere, sopratutto mi fà sorridere se penso al tempo che è passato, da quando le ho fatte io.
ciao ciao


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Penso che almeno un 80% di coloro che oggi si occupano di autocostruzione Hi-Fi abbia cominciato pressapoco con i medesimi c*** nostri...probabilmente anche chi,denotando più che altro una certa superbia mostra di non gradire queste memorie.
Forse fanno eccezione a questa regola solo coloro che hanno ereditato la passione da qualche loro famigliare o conoscente ed allora,in quel caso possono anche aver cominciato in un modo meno visionario.
Quanto ai miei conoscenti,c'era questo perito elettronico che lavorava alla sede Rai di Torino (Lingotto),bravissimo tecnico di circuiti ma senza grandi conoscenze in fatto di diffusori acustici.
Sono fatti che risalgono a quando ero bambino o poco più e pertanto risvegliano in me la nostalgia che si può avere per come si era allora però non c'è nessun rimpianto anche se effettivamente,oggi che facciamo le cose col senno del poi, quel senso d'avventura ci manca un tantino forse a tutti...
Cosa c'è di male a raccontare questi inizi ?

Io non me ne vergogno e voi ?

Buon ascolto a tutti.

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MessaggioInviato: ven set 07, 2007 7:34 pm 
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Iscritto il: mer ago 01, 2007 12:30 pm
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Vacumphile ha scritto:
Penso che almeno un 80% di coloro che oggi si occupano di autocostruzione Hi-Fi abbia cominciato pressapoco con i medesimi c*** nostri...probabilmente anche chi,denotando più che altro una certa superbia mostra di non gradire queste memorie.
Forse fanno eccezione a questa regola solo coloro che hanno ereditato la passione da qualche loro famigliare o conoscente ed allora,in quel caso possono anche aver cominciato in un modo meno visionario.
Quanto ai miei conoscenti,c'era questo perito elettronico che lavorava alla sede Rai di Torino (Lingotto),bravissimo tecnico di circuiti ma senza grandi conoscenze in fatto di diffusori acustici.
Sono fatti che risalgono a quando ero bambino o poco più e pertanto risvegliano in me la nostalgia che si può avere per come si era allora però non c'è nessun rimpianto anche se effettivamente,oggi che facciamo le cose col senno del poi, quel senso d'avventura ci manca un tantino forse a tutti...
Cosa c'è di male a raccontare questi inizi ?

Io non me ne vergogno e voi ?

Buon ascolto a tutti.


non penso che ci sia nulla di cui vergognarsi.....credo che anche i piu grandi pionieri dell'hifi siano partiti in qualche modo...e non penso che appena hanno iniziato a costruire cose avevano gia la mania dell'esoterico

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