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FEDELTA’ DEL SUONO #276 – 12/2018 – SUONARE A BORDO DEL CARPATHIA

#1

Messaggio da leggere da abassanelli » martedì 4 dicembre 2018, 12:56

FDS-276-#01.jpg
EDITORIALE


SUONARE A BORDO DEL CARPATHIA

 

"A Foggy Day"

 

I was a stranger in the city

Out of town were the people I knew

I had that feeling of self-pity

What to do, what to do, what to do

The outlook was decidedly blue

 

But as I walked through the foggy streets alone

It turned out to be the luckiest day I've known

 

A foggy day, in London town

Had me low and had me down

I viewed the morning, with much alarm

The British Museum, had lost its charm

 

How long I wondered,

Could this thing last

But the age of miracles, hadn't passed

For suddenly, I saw you there

And through foggy London town,

The sun was shining everywhere

 

 

A foggy day, in London town

Had me low and had me down

I viewed the morning, with much alarm

The British Museum, had lost its charm

 

How long I wondered,

Could this thing last

But the age of miracles, hadn't passed

For suddenly, I saw you there

And through foggy London town,

The sun was shining everywhere

 

 

How long I wondered,

Could this thing last

But the age of miracles, hadn't passed

For suddenly, I saw you there

And through foggy London town,

The sun was shining everywhere

 

 

Album: Ella & Louis

Artista: Ella Fitzgerald e Louis Armstrong

Autore: George e Ira Gershwin

 

 

In questi giorni sto utilizzando in maniera piuttosto intensa il mio nuovo impianto.

Nel mio studio ho assemblato il mio nuovo setup incentrato sulle mie Olimpica 3 della Sonus faber e così composto: elettroniche M2TECH (due Amplificatore di potenza in classe D Crosby utilizzati in modalità mono, alimentatore Van der Graaf MkII per il pre-DAC Young MkIII e per il pre-phono Nash), come sorgente digitale il mio iMac collegato al NAS della Synology DS916+ e quale sorgente analogica il mio Thorens TD-240-2.

Un impianto che, devo dire, mi soddisfa molto, con un suono dettagliato e ricco, molto presente e con una piacevolezza di ascolto veramente notevole… dote da me molto apprezzata, visto che mi capita di ascoltare musica anche per 10/12 ore consecutive!

Non potrei mai apprezzare un suono iper dettagliato ed eccessivamente analitico, tipico di alcuni setup visti e ascoltati in molte fiere italiane ed internazionali.

Preferisco senza dubbio il suono del giradischi a quello del DSD, proprio per le motivazioni sopra accennate. Non so se è un mio problema o se è una realtà condivisa anche da altri, ma se mi capita di ascoltare a lungo dei brani nativi DSD (non come le molte porcate che si trovano su internet che altro non sono che ripping di LP in formato DSD!) dopo un po’ di tempo mi comincia a salire un leggero mal di testa che invece non mi capita ascoltando CD direttamente o rippati dall’originale in FLAC o in AIFF.

Credo che l’eccessiva mole di informazioni presenti nel DSD venga, alla lunga, interpretata male dal nostro cervello e probabilmente ciò crea un maggiore affaticamento… ma questa è una mia congettura non suffragata da fatti scientifici o da ricerche in tal senso e so già che scatenerò un putiferio per averlo detto… ma tant’è!



Fatto sta che il mio nuovo setup mi convince molto e mi aiuta ad ascoltare musica per molte ore, alle volte anche a volume più “ALTO”, senza uscire affaticato ma anzi contribuendo ad accompagnare lo scorrere del tempo in maniera decisamente piacevole.

La musica fa compagnia e se questa poi è scandita dalla voce graffiante e sibilante di Louis Armstrong e arricchita dalle tonalità di Ella Fitzgerald… beh allora il tempo sembra proprio fermarsi.



Questa è la esperienza che io vado cercando nell’ascolto della musica: piacere ed emozione.

Mi piace ovviamente ascoltare gli strumenti e sentire il pianoforte entrare come in Can’t we be friends proprio come se fosse lì, presente, vivo… come se qualcuno suonasse il suo piano qui nella mia stanza… accompagnato dalla tromba di Louis e dalla voce potente e celestiale al tempo stesso di Ella!

WOW…



Ovvio che non potendo mai più ascoltare dal vivo questi due MOSTRI SACRI DELLA MUSICA DI TUTTI I TEMPI non mi resta che sognare nel mio studio ma se potessi uscire e andare a sentirli suonare dal vivo… beh, non mi lascerei scappare l’occasione!

Ed è questo il punto che più mi allontana da molti che si autodefiniscono esperti e audiofili: il fatto che, per loro stessa ammissione, non vanno ad ascoltare musica dal vivo.

Una follia assoluta se la musica fosse il centro del loro interesse.

Una conseguenza logica se invece il centro del loro interesse si dimostra essere l’impianto e i singoli componenti.





Per me l’impianto è il mezzo attraverso il quale arrivare alla musica e non il contrario.

Fondamentale per me è la musica e la sua corretta e piacevole riproduzione, meglio se dal VIVO!



Ma d’altronde cosa chiedere a degli esperti (o almeno così loro si autodefiniscono) che si sono fatti l’idea di come DEBBA suonare un violino dopo averlo ascoltato centinaia di volte dai loro impianti e non per averlo ascoltato dal vivo, magari dietro le quinte di una prova prima del concerto. O magari ascoltando Stefan Milenkovich suonare il suo Guadagnini a distanza di meno di dieci metri… comprendendo quanto un violino sappia essere potente e al contempo leggerissimo se sapientemente suonato, come questo sappia legare le note l’una all’altra e come sappia, se richiesto, arrivare a delle intensità sonore che solo sforzando si possono raggiungere…



Per cui, se posso permettermi un consiglio, quest’anno fatevi un regalo di Natale: scegliete un’artista, scegliete una data e compratevi un biglietto per un concerto di musica dal vivo, meglio se in un piccolo teatro, abbastanza raccolto da consentirvi di stare ad una giusta distanza dagli artisti.

Portateci la vostra compagna o i vostri figli o chi volete e godetevi la Musica, quella con la M maiuscola.



Sono convinto che tornerete ad ascoltare musica dal vostro impianto con maggiore piacere e con maggiore consapevolezza.





PS

Prima di congedarmi e di chiudere questo FANTASTICO 2018, vorrei segnalarvi che da alcuni mesi stiamo ricevendo delle lettere di nuovi lettori o di lettori “di ritorno” che, come in questo numero, desiderano cambiare o migliorare il loro vecchio e magari datato impianto!

Questo è il segno che la strada da noi tracciata di spingere sulle scuole, sui Conservatori, sta funzionando, così come sta funzionando il grande e paziente lavoro che abbiamo fatto in questi ultimi due anni sui Social, Facebook in primis.

Quello che nessuna associazione di categoria ha mai fatto e che neanche nessuna manifestazione ha mai voluto capire ne tanto meno provare a fare, è che senza un ricambio generazionale e di approccio a questo nostro mondo, la fine di noi tutti è segnata!

Per anni abbiamo continuato a suonare sul ponte del Titanic, certi che mai e poi mai questa nave sarebbe potuta affondare. Senza vedere che perdevamo pezzi, attimo dopo attimo, senza vedere che intorno a noi le persone se ne andavano, ci lasciavano senza ritornare…

Per fortuna molti nuovi attori si sono affacciati su questo mercato, alcuni hanno respirato fin da piccoli l’odore di questo mondo, altri si stanno avvicinando solo adesso e stanno comprendendo come molti degli attori che calcano questo ponte sono già morti, senza saperlo.

Lorenzo Zen, qualche pagina più avanti, vi farà un analogo discorso, letto sotto la sua lente, di operatore economico del settore. Io vorrei provare a farlo sotto la mia lente, di operatore che vende (o prova a farlo) cultura musicale.

Non sempre vengo compreso, spesso vengo rimproverato per i miei modi bruschi e per le mie idee ma almeno provo ad averne qualcuna, magari anche diversa dalla massa!

Spero che i discorsi intrapresi con i vari Alessandro, Francesco, Gaetano, Federico, Mario, Lorenzo, Stefano, Alessandro, Fabrizio e molti altri ancora si possano concretizzare nel corso del 2019 per far nascere, finalmente, qualcosa di diverso e nuovo che porti una ventata di novità in questo bellissimo settore, purtroppo lasciato quasi abbandonato per anni… colpa anche di noi operatori della comunicazione che abbiamo smesso, da tempo, di essere critici, accontentandoci di ciò che ci accadeva intorno.



È giunto il momento di provare a cambiare rotta, scendere dal ponte e andare a suonare altrove, magari sulla Carpathia… hai visto mai!





Scrivetemi pure, come sempre, senza remore a



abassanelli@fedeltadelsuono.net



Tanti auguri a tutti voi e alle persone a voi care.

Buona musica e avanti tutta!


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SOMMARIO


EDITORIALE

Suonare a bordo del Carpathia

di Andrea Bassanelli

 

IN COPERTINA

Aretha Franklin

“Aretha Franklin era la migliore, tutti volevano imitarla”

(Renzo Arbore)

di Mauro Bragagna

 

IL CAPPELLO A CILINDRO

Lettere al Direttore

di Andrea Bassanelli



IL REGNO DEGLI ASCOLTI

Diffusore bookshelf

Monitor Audio Bronze 2

L’apice della catena alimentare dell’entry level

di Alberto Guerrini



Amplificatore integrato

Arcam FMJ A39

Niente soul, siamo inglesi? (un anno dopo...)

di Dimitri Santini



Cuffia semi-circumaurale aperta

Sound Design Spirit Superleggera

Un viaggio musicale

di Marco Lincetto



All-in one

Sonoro Meisterstück

Pezzo da maestro

di Dimitri Santini



I DECALOGHI

di Lorenzo Zen

 

HI-END MAGAZINE®

Streamer network con DAC

Lumin X1

La prova del nove

di Alberto Guerrini



Preamplificatore passivo

Bespoke Audio Co. Pre

Il sarto dell’HI-FI

di Dimitri Santini



Giradischi con trazione a cinghia

McIntosh MT2

Una piccola storia di inizio estate… raccontata a Natale

di Gabriele Brilli



IL CLUB BLU PRESS

Accessori – Modulo Iscrizione e Abbonamenti

 

LA BACCHETTA MAGICA

FDS MUSICA a cura della Redazione

NOTIZIE DAL MONDO DELLA MUSICA a cura di Giada Ventura

DISCO DEL MESE di Mauro Bragagna

JAZZ DISCHI di Francesco Peluso

ROCK E I SUOI FRATELLI AUDIOFILI di Mauro Bragagna

APPUNTAMENTI D’ASCOLTO a cura di Giada Ventura

DEUS EX AUDIO a cura di Paolo Lippe

 

ANNUNCI COMPRO/VENDO

a cura della Redazione


BLU PRESS
Il Direttore
Andrea Bassanelli


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#2

Messaggio da leggere da marco59 » giovedì 13 dicembre 2018, 15:35

il formato analogico o digitale è una scatola in cui puoi mettere roba buona :D o robaccia :( .

il formato DSD è solo una scatola, una scatola più grande di quella del CD, è come una grande vetrata più ampia, più trasparente e più pulita di quella del CD.
Se il paesaggio che vedi non ti piace non è un problema della vetrata, se non vedi il sole e vedi un paesaggio piovoso non è un problema della vetrata.

Se i microfoni sono eccessivamente ravvicinati ai musicisti e agli strumenti (es. SACD Linn), per avere un (innaturale) suono radiografante non è un problema del tipo di supporto. Prima di dare giudizi bisogna escludere i fattori che portano ad incertezza della misura. :D

Purtroppo le tecniche di microfonazione dipendono dai gusti del tecnico di turno e non è giusto tarare un impianto per compensare le pecche di un particolare modo di microfonare.
Se il microfono è piazzato a due cm di distanza dallo strumento si avrà un suono ben diverso (ad esempio più ricco di acuti) da quello captato da un microfono a 3 metri di distanza, magari pure su testa artificiale (es. Chesky Records).
E' una questione di gusti, ad alcuni piace sentire anche il respiro del musicista e il rumore dei tasti:
"Miking is close enough that you'll hear the clicking keys on the baroque woodwinds. "
Magari pure con la gamma bassa della voce ingigantita dall'effetto vicinanza del microfono.
marco59


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#3

Messaggio da leggere da marco59 » giovedì 13 dicembre 2018, 18:59

Ho SACD ricavati da master analogici e SACD da DXD e da DSD nativo. La mia preferenza è sulle soluzioni tutte digitali, in realtà sento le differenze in base alla qualità del master originale. Se il master originale soffre di limitazioni in frequenza, limitazioni di dinamica, inadeguata posizione dei microfoni, soffio, la rimasterizzazione digitale non può cambiare il risultato in fase di ascolto.

Il fatto di avere un supporto digitale ad alta risoluzione, capace di contenere un flusso digitale ad altissimo bit-rate, consente di non svilire il precedente lavoro svolto in fase di registrazione, se questo è stato fatto al meglio. Ma se a monte abbiamo un lavoro a bassa risoluzione il ricampionamento ad alta risoluzione non ci regala alcun miglioramento.

Salvare dal degrado del tempo un vecchio master analogico su nastro su un supporto in DSD o in DXD è comunque quanto di meglio si possa fare senza introdurre ulteriore degrado.
marco59

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