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Musical Fidelity V-DAC: un convertitore consumer… ma se lo modificassi?


Collegare a un buon impianto quello scatolotto dimesso che è il Musical Fidelity V-DAC è un’esperienza destabilizzante: questo piccolo DAC, dotato di ingresso S/PDIF (coassiale e ottico) e USB, è capace di una prestazione di discreto livello.

Con alcuni brani (ensemble con pochi strumenti), arriva a dare la sensazione di potersela giocare con il mio riferimento, rappresentato da un DAC Emm Labs. Il V-DAC, infatti, in unione a un computer Macmini, inserito nella mia catena composta da trasport Emm Labs CDSD, DAC/pre Emm Labs DCC2, finale Gamut D 200 III, diffusori German Physics HRS-120, non ha dato la sensazione di essere fuori posto!
Provandolo a casa di amici e leggendo qualche parere sui forum, mi sono poi reso conto di un possibile tallone d’Achille di questo economico prodotto, che non sembrerebbe essere in grado di funzionare al meglio in qualsiasi ambiente, come se le sue prestazioni potessero essere inficiate da eventuali disturbi, o comunque da condizioni ambientali meno favorevoli.
Osservando l’alimentazione assai mesta (un “alimentatorino” standard, simile per forma e dimensioni a quelli usati per caricare un telefonino) non ci si poteva certo aspettare miracoli; di fatto, alcuni possessori del V-DAC hanno denunciato un notevole incremento qualitativo usando una batteria da 12V in sostituzione dell’alimentatore di serie.
Ho quindi deciso di analizzare il convertitore in questione per cercare di capire se questa considerazione avesse un senso tecnico e se si potesse intervenire in qualche modo (volendo tra l’altro evitare la scomodità di una alimentazione con accumulatori).
Premettendo che per buona parte della mia vita mi sono occupato di progettazione elettronica industriale, è con l’occhio dell’ex professionista che ho analizzato il prodotto, senza per questo dimenticare che ora sono solo un appassionato che vuole ben ascoltare la musica.

FILOSOFIA PROGETTUALE
Analizzando il V-DAC, risulta evidente la filosofia usata dal progettista, che ha avuto le idee chiare su dove e come intervenire. Tutte le scelte, infatti, vanno nella direzione della concretezza, verso il rapporto q/p più spinto, senza lasciare spazi allo spreco:
- il contenitore é di tipo standard, usato per un’intera linea di prodotti; questo comporta l’utilizzo di stampi per l’imballaggio, che pur avendo un costo elevato di realizzazione, permettono poi costi molto limitati di produzione;
- i componenti elettronici, scelti (con rare eccezioni, come vedremo) per soddisfare l’esigenza qualitativa, sono selezionati tra quelli presenti sul mercato, ma senza esagerare in raffinatezze non compatibili con livelli di prezzo del prodotto.
Tanto per capirsi, alcuni componenti sono disponibili con prezzi che possono andare da pochi centesimi fino a decine di Euro, pur facendo lo stesso lavoro: una selezione attenta permette di spendere pochi centesimi raggiungendo il 95% delle massime prestazioni possibili per quel componente; per avere il restante 5% servirebbe, a livello di investimento, decuplicare la spesa.
A esempio, le resistenze utilizzate sono a strato metallico di tipo industriale; una resistenza a strato metallico costa il triplo di un’equivalente a carbone, ma la sua qualità è notevolmente superiore; esistono poi resistenze a strato metallico ad alta qualità che costano anche dieci volte di più di quelle a stato metallico di tipo industriale, che aggiungono solo un piccolissimo vantaggio qualitativo, ma che non sempre rappresenta un vantaggio utile.
Un altro esempio si può fare sui condensatori: al di là dei casi dove ci sono alte escursioni di correnti o di tensioni, è davvero utile usare componenti ad altissima qualità, che costano da 10 a 100 volte il costo di un componente di buona qualità industriale, in circuiti dove non sono richiesti gravosi impegni? Di certo male non fanno, ma probabilmente c'è un forte spreco di risorse economiche per aumentare una sfumatura che, spesso, non è udibile né misurabile nel suo insieme.
Ecco, questa è la filosofia del V-DAC: un apparecchio che presta il fianco a diversi possibili interventi migliorativi, dai più semplici ai più complessi, anche se i risultati sono poi tutti da verificare all’ascolto!

DIDA


Figura 01 – Alimentazione del V-DAC.

 


Figura 07 – Aspetto finale.