Degustazioni Musicali 2011

3a Mostra di autocostruzione HiFi

Orzignano (PI), 13 Novembre 2011

Ospitiamo con piacere il reportage sulla mostra organizzata da un gruppo di amici di CHF, animati dalla passione per l’autocostruzione.

Domenica 13 Novembre 2011, nei rinnovati e accoglienti locali del circolo ARCI di Orzignano, frazione del comune di San Giuliano Terme (PI) che ha patrocinato l’evento, si è svolta la seconda mostra dedicata agli autocostruttori organizzata dall’associazione culturale Nuvistorclub (http://www.nuvistorclub.it/); tale associazione, senza scopo di lucro, è stata fondata da un piccolo gruppo di persone, tra cui chi scrive, amiche tra loro (alcuni addirittura colleghi), con la finalità comune di promuovere la corretta riproduzione musicale e la creatività nel costruire macchine adatte a questo scopo, in maniera anche scollegata dal mercato attuale, ma orientata al solo piacere di farlo. In questo breve reportage non vedrete magari cose originali e/o avveniristiche e all’avanguardia, piuttosto vi mostreremo parte di ciò che nel corso degli anni ci siamo divertiti a costruire e utilizzare per ascoltare la nostra amata musica.

Finendo con le presentazioni e tornando alla mostra: l’edizione di quest’anno, nonostante la splendida giornata di sole e le temperature quasi primaverili, ha avuto un buon numero di visitatori, i quali hanno potuto osservare, ascoltare e commentare le realizzazioni dei membri dell’associazione e di alcuni ospiti (da quest’anno suddivise in due salette, discretamente ben gestite dal punto di vista acustico), nonché la possibilità di vedere e ascoltare alcuni esemplari di una piccola ma ben nutrita collezione di dischi in vinile, sia d’epoca che moderni (ma tutti estremamente ben conservati) che copriva praticamente tutti i generi musicali. Tale piccolo archivio musicale era stato approntato e gestito dal grande Luca Doni, esperto di musica moderna (rock in particolare), oltre che deejay e giornalista radiofonico di una seguita emittente locale, nonché amico della nostra associazione.

Inoltre, sul monitor della sala e messo a disposizione dal circolo, posto in un angolo della prima saletta dove era stato ricavato anche un piccolo set fotografico, passavano in rotazione le foto fatte dagli amici Daniele Mencacci e Paolo Ricci, due valenti fotoamatori amici dell’associazione, con soggetti naturalistici, sportivi e glamour, foto che hanno saputo creare il giusto feeling con il resto della mostra; tra l’altro, il buon Paolo, assieme all’amico Alessandro Lovi, sono gli autori degli scatti allegati a quest’articolo (a tal proposito: leggere il post scriptum a fondo articolo).

A completamento del quadro espositivo, volevo segnalarvi la presenza “statica” di strumentazione sia vintage (oscillatori, provavalvole, oscilloscopi e una affascinante dinamo, tutt’ora funzionante, di origine militare usata a cavallo fra le due guerre) che moderna (il ponte RLC e il microfono Dayton che usiamo per le misure sui diffusori), oltre a una vetrina dove erano esposte alcune valvole, tra cui una coppia di splendidi triodi 100TH, oggetto di una prossima realizzazione.

Tornando agli apparecchi esposti, iniziamo dalle opere del buon Luca Mattolini, uno dei soci fondatori dell’associazione (ne è il vice-presidente): egli ha realizzato, nel corso di questi anni, alcune pregevoli macchine da musica, quali il “Cassettone”, ovverosia un amplificatore finale, push pull di KT88, da circa 40W per canale su 8 Ohm e basato sulla collaudata (e ben suonante) circuitazione Williamson (stadio driver realizzato con una 12BH7 per canale, mentre lo stadio di ingresso è costituito da una ECC82, sempre per canale), con stadio finale configurato in ultralineare e polarizzato in classe AB, il tutto realizzato da componentistica di prim’ordine (tanto per dire: condensatori plastici Wima dappertutto, tantalio e mica argentata dove serve). Il nome è dato dal fatto che il mobile su cui è stato realizzato deriva proprio da un cassetto bello capiente (costruito in multistrato marino e impiallacciato a regola d’arte), assemblato da suo zio (arredatore di interni navali) e originariamente destinato a un armadio. Questo amplificatore si è fatto ben valere, come sempre, nella prima delle due sale a nostra disposizione.

A pilotare questo c’era “Pilio”, ovvero sia un restaurato e modificato (direi piuttosto riprogettato), prodotto commerciale basato sulle splendide ECC801S e 803S, dotato tra l’altro di un ottimo stadio phono adattissimo (visto il guadagno di oltre 55 dB) alla piccola collezione di fonorivelatori MC ad alta uscita in possesso di Luca.

Sempre Luca ha portato in esposizione alcune delle sue ultime opere: incuriosito dalla circuitazione single ended e dai triodi a riscaldamento diretto egli ha realizzato una sua personale (e maniacale, per la cura del layout e per la componentistica usata, a partire dai condensatori in carta e olio Jensen per finire alle resistenze di precisione a norme “mil”) interpretazione del famoso amplificatore “Triodino 3”, in questo caso realizzato con i famosi triodi 2A3 a fare da finali (ma dovrebbe arrivare presto anche una versione con le 300B), pilotati da un u-Follower di triodi 6SN7 (quindi usando lo schema originale dell’amplificatore e non una delle sue numerose varianti) che gli da una sensibilità adatta a essere pilotato da un (buon) preamplificatore. Guarda caso, tale realizzazione veniva accompagnata proprio dal “Trio Pre”, ultima opera di Luca esposta, ovvero un preamplificatore “solo linea” dedicato proprio al Triodino (il progetto originale è di Megahertz), basato sempre su un u-Follower di 6SN7 e realizzato addirittura in una versione totalmente telecomandata (sfruttando un kit reperito sul mercato) e sempre con componentistica “top”. Questa accoppiata ha costituito il “motore principale” del suono nella seconda saletta.

Continuiamo il nostro reportage descrivendo la realizzazione di Loris Bertolotti, ospite della mostra, che proponeva un delizioso preamplificatore phono MM, solid-state zero feedback con equalizzazione RIAA passiva e splittata di notevole costruzione e compattezza, basato sulla personale interpretazione della circuitazione “avalve” di Diego Nardi, tutto cablato “in aria”, come consuetudine di Loris, vero maestro del genere.

Federico Carioligi, vulcanico presidente del club, esponeva tutte le sue realizzazioni fatte in questi anni: sul versante delle elettroniche si parte con due piccoli amplificatori in classe T, uno da circa 20W per canale (su un carico di 4 Ohm), basato sulla scheda “Fenice 20”, dotato del chip Tripath TA2024 e alimentatore switching di recupero, l’altro più potente (ben 75 Watt rms circa, sempre per canale e sempre su un carico di 4 Ohm) basato sulla scheda “Fenice 100” su cui è montato il chip TA2022 sempre Tripath, e alimentazione lineare; questi due amplificatori, costruiti secondo una filosofia praticamente “plug and play”,si sono dimostrati degli ottimi esponenti della tecnologia “a commutazione” offrendo un buon suono, sia come volume che come qualità, nella sala a loro disposizione. Come se non bastasse, Federico proponeva anche gli amplificatori “Unico” e “L’Inaspettato Suono”, ovvero varie incarnazioni (triodo o pentodo, con o senza controreazione) del single ended con PCL86, con potenza massima di uscita variabile tra i 2 e i 4 Watt (a seconda della configurazione) e sensibilità comunque sufficiente (anche nel caso in cui si usi un modesto tasso di controreazione globale) all’uso senza preamplificatore (praticamente un amplificatore integrato).

Non solo amplificatori di potenza ma anche un bel preamplificatore è stato realizzato dal buon presidente: si tratta delle sue “prove tecniche di preamplificatore”, realizzato con un’architettura a due stadi “totem pole” di ECC82 in cascata per canale, separati tra loro da una rete passiva che realizza degli inusuali controlli di tono; la particolarità di questa realizzazione è che usa un alimentatore completamente stabilizzato, sia per i filamenti che per la tensione anodica, mediante l’uso di regolatori shunt. Questo schema, allo stato attuale, è stato profondamente modificato, eliminando la rete di equalizzazione e uscendo dal catodo del secondo stadio. La carrellata delle elettroniche di Federico continua con un altro amplificatore integrato da lui realizzato, ovvero il suo amplificatore single ended di EL34: in questo schema un pentodo di segnale EF86, che permette di avere una sensibilità sufficiente da poter fare a meno del preamplificatore, pilota una EL34 connessa a triodo, in modo da esprimere una potenza sul carico di circa 6 Watt, il tutto senza alcuna traccia di controreazione globale; per i più curiosi vi anticipo che anche questo schema è in fase di profonda rielaborazione e verrà presto dotato di un nuovo stadio di ingresso/pilota, che tra l’altro lo trasformerà in un amplificatore finale a tutti gli effetti. Finiamo con le elettroniche di Federico segnalando la sorgente principe della prima saletta: il NUVICD 1, lettore cd autocostruito e dotato di ingressi e uscite digitali, nonché di una bella scheda DAC on board che offre anche un ingresso USB (limitato a 16 bit/48KHz) per gli amanti della musica liquida.

L’instancabile Federico si è cimentato anche nel settore dei diffusori, presentando al pubblico le sue Pico-T, piccolo ma tosto monovia in bass-reflex basato sul driver Ciare PA 087 che ha riscosso un buon interesse anche sul forum. Per finire con le opere del nostro presidente, vi presento la realizzazione che l’anno scorso ha destato notevole scalpore tra i visitatori della mostra e che quest’anno abbiamo ripresentato, per mancanza di tempo, immutata: una coppia di diffusori planari, basati sulla tecnologia NXT, realizzati come detto sempre dall’indomito Federico e un pochino anche da me, che mi son sorbito tutta la parte teorica e le (poche e difficili) simulazioni.

Questa particolare tecnologia, ideata da Farad Azima (patron della Mission) sul finire del secolo scorso sfrutta, per la generazione dell’onda sonora, invece del classico movimento “pistonico” di una superficie radiante (ovvero un cono, una cupola o un pannello che si muove avanti e indietro rispetto a un punto di equilibrio, metodo comune a tutti gli altoparlanti, siano essi dinamici, planari, a nastro o elettrostatici), la propagazione di un’onda superficiale sulla superficie (scusate il bisticcio di parole) del pannello radiante stesso, e che permette di irradiare, in fase a 360° nello spazio, l’onda sonora.

Stimolati e incuriositi da questa tecnologia, non che dalle tante discussioni sui vari forum di autocostruzione in giro per il mondo, ci siamo lanciati nell’impresa di progettare e assemblare questi pannelli, finiti tra l’altro il giovedì antecedente alla mostra dell’anno scorso, per poi essere smontati e rimontati a tempo di record (a causa di un piccolo problema meccanico) nelle 24 ore successive; allo stato attuale questi pannelli sono ancora poco più che prototipi (purtroppo, a causa del fatto che le giornate durano soltanto ventiquattro ore, sono tutt’ora in attesa del dovuto sviluppo) hanno comunque continuato a destare un certo clamore tra i partecipanti, mettendo mostra diverse luci e alcune ombre nella riproduzione sonora.

Per finire con l’elenco delle realizzazioni esposte, veniamo ai miei piccoli lavori: il primo è uno step-up totalmente autocostruito, basato sull’utilizzo di alcuni trasformatori di linea, economici e di facile reperibilità, per testine a bobina mobile a bassa uscita (tipo la mia Benz Wood L2), che permette un guadagno di circa 1:5 o 1:10 a seconda della configurazione, che ha mostrato notevoli potenzialità soniche a un prezzo discretamente economico, oltretutto unito a una realizzazione veramente semplice.

Il secondo progetto, ancora allo stato prototipale (era stato totalmente rivoluzionato il mercoledì antecedente la mostra e purtroppo privo di apposito contenitore), riguarda la realizzazione di un alimentatore custom per il dac Arcam rDAC, basato su un regolatore serie/parallelo alimentato a sua volta da una coppia di batterie al piombo da 12V-7.2Ah fornite di un circuito di ricarica intelligente e di una logica (essenziale) che controlla il tutto; tale oggetto innalza notevolmente le qualità soniche del pur pregevole convertitore digitale/analogico, facendolo apparire tutta un’altra macchina rispetto alla versione con l’alimentatore di serie (switching) e ci ha permesso di usarlo per la nostra sorgente “liquida” nella nostra saletta (assieme ad alcuni miei cavi digitali “custom” realizzati “ad hoc” per questo impiego, sia di tipo coassiale che usb).

A questo punto, due parole sui locali che ci ha ospitato: le stanze messe a nostra disposizione dal circolo ARCI non facilitavano la corretta valutazione delle prestazioni sonore delle nostre realizzazioni, sia per le dimensioni importanti che per l’arredamento piuttosto spoglio e con una enorme struttura in vetro e acciaio inglobante anche la scala a chiocciola che portava all’ingresso del circolo; ma per fortuna, con un accurato studio (ahimè, solo teorico, in quanto eravamo senza adeguati strumenti di misura) dell’acustica delle due stanze, che ci ha permesso una corretta disposizione dell’impianto e dei punti di ascolto, oltre all’ausilio di tendaggi, di qualche pannello fonoassorbente, alla realizzazione in economia di alcune (poco più di venticinque) trappole acustiche “da battaglia” (da qualcuno simpaticamente definite “acchiappa fantasmi”) sparse nei punti strategici e, soprattutto, un bel colpo di “fortuna”, ha fatto si che alla fine il risultato fosse pienamente accettabile, specie nella seconda saletta, di dimensioni più contenute e di forma “regolare”.

Queste economiche trappole acustiche (la mia terza realizzazione, già in opera lo scorso anno) non sono altro che dei semplici risonatori di Helmoltz, realizzati con alcune scatole di cartone opportunamente sigillate mediante l’utilizzo di colla a caldo, su cui sono stati riportati dei fori di dimensioni opportune, in modo da rispondere in maniera consona alle varie risonanze generate dalla stanza, riequilibrando così (nei limiti del possibile offerto dalla scarsa attrezzatura a disposizione) la risposta acustica dei locali; come ho già detto, sarà stato un bel colpo di fortuna (di quelli con la “c” maiuscola), ma il miglioramento tra prima e dopo il trattamento era più che apprezzabile. Gli unici difetti di queste economicissime scatole (tra l’altro tutte riciclate) dall’estetica “industriale” sono una eccessiva leggerezza strutturale, che gli permetteva di viaggiare tranquillamente per la stanza (difatti sono state riposizionate più volte durante la mostra) e un “q” piuttosto basso dovuto alle notevoli perdite (sia per fessurazione che per scarsa rigidità); insomma, per chiudere il discorso su questi “ghost-buster” e per ribadire il concetto fondamentale: sicuramente non avevano l’efficacia dei Tube Traps ne l’estetica dei moduli RPG, ma hanno svolto a sufficienza il loro sporco lavoro a un costo totale (per tutte e venticinque le scatole) di ben 15 euro (spesi più che altro per la colla a caldo).

Finiti gli apparecchi autocostruiti, quelli che intravedete dalle foto sono alcune delle purtroppo necessarie apparecchiature commerciali ( principalmente sorgenti e diffusori) che ci hanno permesso di completare e rendere funzionanti le catene in uso nelle due salette, oltre a effettuare alcune dimostrazioni sulla musica cosiddetta “liquida”, tra l’altro sia in ambiente Mac che Windows; tutti questi oggetti provengono in toto dagli impianti personali miei e di Luca Mattolini.

Vale la pena spendere due parole sui complementi usati nei due impianti, soprattutto i tavolini: quello nella prima saletta era un’altra realizzazione di Luca, basato su un famoso oggetto commerciale, i ripiani sono in robusto multistrato marino e i profilati in alluminio di buon spessore, sotto l’ultimo ripiano ci sono dei piedini a punta che permettono la messa in bolla dell’intero tavolino.

I tavolini utilizzati nella seconda saletta (che si rifanno a loro volata a un altro prodotto commerciale altrettanto famoso) sono stati realizzati in collaborazione da me (che li ho disegnati), da Federico (che ha fornito i ripiani e ha pensato al taglio e la foratura di questi) e da Raffaello Raffaelli, notevole fabbro e amico del club, che ci ha fornito le colonne in ferro ad alto spessore (pesano uno sproposito), tra l’altro splendidamente lavorate, e tutta la ferramenta necessaria alla realizzazione dei tavolini stessi.

Per concludere con i complementi, tutti i cavi, sia di segnale che di potenza erano un misto tra oggetti commerciali (anche di notevole pregio e, ahimè, costo) e autocostruiti (di pregio anche questi), e ci hanno permesso un “fine tuning” decisivo per il buon suono nelle due salette.

Da ultimo,dobbiamo ringraziare AAAVT che ci ha prestato i diffusori Mistral MM-2S e l’amplificatore integrato FV-34C, prodotti economici ma veramente agguerriti e in grado di esprimere un suono di alto livello qualitativo, entrambi usati come paragone durante la mostra ed entrambi recensiti sul nostro sito.

Questo è tutto, ringraziamo i numerosi visitatori per l’attenzione dimostrata e i complimenti fatti; invitiamo tutti quanti voi a partecipare alle nostre attività e alla prossima edizione della nostra mostra dove, se vorrete, potrete anche esibire le vostre realizzazioni (siete caldamente invitati a farlo).

A presto!

P.S. A causa di un inconveniente tecnico (il danneggiamento di una scheda di memoria della macchina fotografica) capitato il giorno della mostra, le foto inserite nell’articolo sono un misto tra l’edizione dell’anno scorso e quella di quest’anno; ci scusiamo con i lettori e i partecipanti per l’accaduto, indipendente dalla nostra volontà.

DIDASCALIE FOTO:

Foto 01: La locandina dell’edizione della mostra di quest’anno, patrocinata dal comune di San Giuliano Terme (PI).

Foto 02: Federico Carioligi e Luca Mattolini, durante uno dei cambi di apparecchiature effettuati durante l’edizione dello scorso anno della nostra mostra.

Foto 03: Suggestivo primo piano del getter di una 2A3 del Triodino 3 di Luca Mattolini che riflette la prima saletta di ascolto.

Foto 04: Primissimo piano delle 6SN7 pilota del Triodino 3 di Luca.

Foto 05: I piccoli T-Amp e l’Inaspettato Suono di Federico Carioligi assieme all’integrato FV-34C di AAAVT.

Foto 06: Unico, un altro single ended di PCL86 e il single ended di EL34, realizzazioni sempre di Federico Carioligi.

Foto 07: In esposizione ci sono il Cassettone (push pull di KT88) e il preamplificatore linea più phono Pilio di Luca Mattolini, assieme ai diffusori Mistral di AAAVT.

Foto 08: Un gruppo di visitatori intento a valutare i suoni provenienti dall’impianto della prima (allora unica) saletta durante l’edizione dello scorso anno.

Foto 09: I prototipi dei diffusori basati sulla tecnologia NXT realizzati da Federico Carioligi, tuttora in fase di sviluppo.

Foto 10: Primo piano della serie di tubi termoionici istallati sul Cassettone di Luca Mattolini.

Foto 11: Foto dell’impianto della prima saletta nell’edizione di quest’anno: sul mobile autocostruito di Luca Mattolini si vedono l’amplificatore integrato basato sulla scheda Fenice 100 e il NUVICD 1, entrambi realizzati da Federico Carioligi.

Foto 12: Foto dell’impianto montato nella seconda saletta: lo scatolotto nero, presente sul ripiano superiore del tavolo di sinistra (realizzazione di Federico Carioligi e Raffaello Raffaelli) è lo step-up a trasformatori dedicato ai fonorivelatori MC a bassa uscita, realizzato da Marco Franchi. Agli angoli della stanza si possono intravedere le trappole acustiche realizzate “in economia” sempre da Marco Franchi.